Di tutto un po',da Baglioni alla pallavolo, dal blues al cinema alla Juventus...
di Paolo Gallori
"Sono molto felice di essere qui. Non parlo la vostra lingua e per questo sono costretto a leggere...". Queste le prime parole di Roger Waters, sommerso di applausi quando sale sul palco della Sala S. Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, dove l'orchestra Roma Sinfonietta diretta da Rick Wentworth, il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano, il Coro C. Casini dell'Universtità di Tor Vergata e il Coro di voci bianche Alessandro Longo hanno già preso posto per eseguire la prima mondiale della sua opera, Ça Ira.
"Vorrei ringraziarvi per essere intervenuti questa sera..." prosegue Waters, interrotto ancora da urla e battiti di mani. Roger attende il ritorno del silenzio, poi continua, con voce commossa: "Desidero dedicare questa prima rappresentazione ai miei amici Etienne e Nadine Roda-Gil (coniugi, entrambi scomparsi, rispettivamente autori del libretto dell'opera e dei bozzetti per la scenografia). Mi dispiace che non siano qui stasera...Vi prego di dare il benvenuto al mio amico e collaboratore, il maestro Rick Wentworth..."
L'ovazione che accompagna l'uscita di scena dell'ex Pink Floyd si ripete, esplosa all'ennesima potenza, quando vi fa ritorno alla fine di Ça Ira. Il pubblico ora assedia il palco per tendere una mano verso Roger. Dopo aver abbracciato maestro, cantanti e musicisti, lui ne stringe qualcuna. Un gesto d'amore dovuto a una delle menti più complesse e profonde tra quante hanno fatto la storia del rock.
Un gesto premeditato dai tanti fan accorsi a Roma con l'obiettivo prioritario di guardare Waters negli occhi, finalmente. Prima di entrare nell'Auditorium, quei fan hanno schivato bagarre di auto e motorini, bagarini e bancarelle con il merchandising di Ça Ira. Proprio come a un concerto rock. Ma non è un concerto rock. E gli irriducibili appassionati dei Pink Floyd si immergono in un'atmosfera "colta" per rivivere in musica le vicende della Rivoluzione Francese, dalla presa della Bastiglia al Terrore, senza veder rotolare una sola testa. Piuttosto, ascoltando l'invito, reiterato nel finale dell'opera, a non abbassare la testa davanti al potere, a non arroccarsi nella torre dei privilegi, a dividere il benessere con gli altri. Più che inscenare la "danza macabra" della ghigliottina, è questo il vero obiettivo di Waters.
Roger regala un ultimo sguardo all'audience e scompare dietro le quinte. Proviamo a raggiungerlo e lo ritroviamo lungo il corridoio infinito che corre intorno alla Sala S. Cecilia, dove sono distribuiti i camerini, attorniato da pochi, fortunati e selezionatissimi fan. Mentre lui firma copie di Ummagumma e Dark Side Of The Moon è tutto un vortice di orchestrali. I ragazzi entusiasti distribuiscono pacche sulle spalle e complimenti anche ai cantanti. Il sudatissimo baritono di colore Keel Watson firma anch'egli i suoi bravi autografi.
Su indicazione dello staff ci accomodiamo in una saletta con tanto di pianoforte a coda e aspettiamo. Alla fine Roger arriva. "E' andata benissimo. Devo dire che mi sento sollevato. L'orchestra ha suonato meravigliosamente, i cantanti sono stati superbi. Anche la sincronia tra la musica e le immagini ha funzionato. Ma sono stati i bambini del coro, le voci bianche, a commuovermi. Hanno dovuto imparare e cantare un'opera in una lingua diversa dalla loro. Insomma, mi è piaciuto tutto".
Waters trapassa gli interlocutori con i suoi gelidi occhi azzurri. Sembra attendere le domande, in realtà vorrebbe farne una lui: "Vi è piaciuto?". Come dirgli di no...Mr Waters, è questa la versione definitiva di Ça Ira? "Quello a cui avete assistito è un punto di partenza. L'allestimento messo in scena qui a Roma, con i cantanti, l'orchestra e il coro sullo stesso palco e le immagini proiettate sullo schermo, è solo la prima pietra. Ma io il mio compito ormai è finito. Adesso tocca a qualcun altro investire le sue energie e i suoi soldi su Ça Ira per allestire un'opera dotata di una scenografia vera e di tutti gli altri ingredienti che la rendano uno spettacolo più ricco anche per gli occhi".
E' contento della resa dell'opera in sala? Sul viso di Waters compare il primo vero sorriso. "L'Auditorium è una struttura fantastica. Mi ritengo davvero fortunato di aver potuto godere di una prima mondiale per la mia opera in un teatro così...magico. E' un luogo perfetto per la musica, esaltata in ogni sua più piccola sfumatura. Ma vorrei estendere i miei complimenti anche al pubblico. Così caldo, appassionato, quasi rock. Come artista rock conoscevo bene il pubblico italiano, ricordo il clima che si respirava nei concerti tenuti in Italia. Ma stasera mi ha davvero sorpreso, è stato ancora più incredibile. Così partecipe..."
Nella saletta fioccano gli accostamenti a Prokofiev, a Brahms. "Di certo amo quei compositori e sono particolarmente incuriosito da tutti i riferimenti che la stampa ha tirato fuori dopo aver ascoltato Ça Ira. Ma in definitiva posso dirvi una cosa: sono sempre stato ispirato da chiunque riesce a comunicare il senso dell'umanità in musica. Da chi riesce a cogliere una verità, a portarla nel cuore e a ergersi nell'arte per riaffermarla".
Il tempo a disposizione è terminato, per Roger è tempo di andare. Prima del congedo, quando tutti sono in piedi, un'ultima domanda. E adesso cosa farà, Mr Waters? "Di certo un paio di album rock. Sapete, la musica classica è come una droga. E dopo tutti gli anni spesi per portare a termine di Ça Ira e per metterla in scena mi sento davvero addicted. Devo disintossicarmi". Un paio di album rock...La piccola folla che piantona le uscite dell'Auditorium stringendo tra le dita dischi e CD non attende altro...Merry Christmas Mr Waters!
(da kwmusica.kataweb.it 18 novembre 2005)
Mettiamo fine a questa crudeltà!
Basta a questo scempio!!
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(solo per forti di stomaco!)
Signora delle ore scure
pelle sfumata d'ombre in fuga dalla stanza
sugli occhi un guanto di luce
accarezzai l'idea di lei in lontananza
signora delle ore scure
dolci colline intorno a un muschio vellutato
misteri oltre le ciglia
furtivo come un gatto io mi son laveto
vecchio compagno che aspetto il mio animaletto
sono più grande ho dormito più di lei
e del suo cuore
chiuso in cantina
delle sue guance
pane caldo della mattina
di quel suo viso
diamante puro
di quella schiena che le tiene l'anima
stretta al sicuro
ti succhierei per ore e più
cioccolatino nella bocca
senza mai mandarti giù
signora delle ore dure amazzonica
adolescente nuca morbido sentiero
dove cammino i miei sguardi
a guardia del suo sonno immobile guerriero
signora delle ore dure caraibica
alba sbucciata odore aspro di un'arancia
le ragnatele del giorno
da allontanare via da lei con una lancia
ma c'è una lampada accesa no è solo il sole
solo di sole se riuscissi a vivere
dei suoi capelli
alghe del mare
di quei suoi occhi
olive dolci e mandorle amare
di quelle brune
nomadi dita
delle narici Dio le benedica è lì
che prende la vita
piccolo chicco di caffè
tu non mi devi sempre credere
ma sempre credi in me
non voglio che tu sia un ostaggio
in questo disperato viaggio
l'agnello messo sull'altare
del mio villaggio di fumo
che tu sia solo un tatuaggio
su questo petto di selvaggio
un flipper preso per i fianchi
a farsi coraggio e uomo
fra quelle braccia
colme di seno
su quelle gambe
rami forti e umido fieno
sopra il suo corpo
preso ai pittori
su quella bocca che qualcuno le comprò
al banco dei fiori
e fu così lei dentro un sogno
lei stessa un sogno una vaghezza
io le invidiavo la purezza
dell'impossibile il suo cammeo
il musicista ritrovò
la musica sua sola sposa
la musa allora ritornò
al suo museo
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