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ROMA - Balene squartate, lasciate agonizzanti anche per oltre un'ora, poi la carne viene surgelata e impacchettata per essere portata sul mercato giapponese e finire nel piatto dei nipponici. Queste le prove definitive raccolte da Greenpeace per dimostrare che la caccia alle balene viene fatta solo per scopi commerciali. ''Con la scusa della ricerca scientifica stanno facendo un massacro''. Tuona cosi' la skipper italiana, Caterina Nitto, la 32enne milanese diventata la Giovanna d'Arco dei giganti del mare e da due mesi imbarcata sull'Esperanza, una delle due navi di Greenpeace (l'altra e' l' Artic Sunrise) in azione contro i balenieri nell'Oceano Indiano meridionale, ai confini con il Continente Antartico.
E racconta all'Ansa: ''Qualche giorno fa una nave cargo si e' affiancata alla nave officina, dove viene trattata la carne, per il trasferimento di non so quante tonnellate di carne gia' impacchettata e pronta per essere trasferita sul mercato giapponese. Se questa e' ricerca scientifica!''. Salvare le balene dagli arpioni dei giapponesi per Caterina e' diventata questione di vita e tutti i giorni, insieme ad altri circa 60 attivisti di Greenpeace, entra in azione per fermare il massacro. Dopo l'intensa operazione di speronamento all'inizio della settimana, che le ha lasciato segni indelebili nell'animo, forse per la prima volta dalle sue parole traspare una vena di ottimismo: ''Decisamente - dice Caterina - il bilancio e' a nostro favore. Abbiamo quasi dimezzato la quota di caccia giornaliera. Quest'anno erano previste 950 balene, siamo a piu' della meta' della stagione di caccia e ne hanno uccise solo, si fa per dire, 250, pochissime se si considera cosa avveniva gli altri anni. Questo dimostra che la nostra azione sta rallentando di molto le operazione delle tre baleniere giapponesi, anche se ogni giorno purtroppo ne vengono cacciate una decina''.
Una lotta, per salvare le balene, ''che toglie il fiato'' e lo dice un'attivista come Caterina da 10 anni impegnata con Greenpeace e da 3 imbarcata sulle navi dell'associazione. ''Da un lato - racconta la skipper - toglie tante energie ma quando si vede una balena che riesce a sfuggire e ad essere libera e' una sensazione infinita che da' una soddisfazione incredibile''. Sicuramente, prosegue, ''e' pesante sia fisicamente che mentalmente ma l'idea di fermare questa mattanza ci da' la forza per continuare''. Quindi l'appello: ''Dobbiamo fermarli, tutto il mondo deve partecipare, non solo noi che siamo qua ma che siamo solo la punta di un iceberg. Tutti devono lanciare il nostro messaggio al Giappone e agli altri Paesi che ancora cacciano le balene''.
''Sono animali meravigliosi e pacifici - prosegue Caterina parlando tutto d'un fiato - e li stiamo perdendo''. Ecco perche' gli attivisti di Greenpeace non sono disposti a mollare nemmeno per un secondo l'operazione di disturbo. ''Il nostro scopo e' rallentare la caccia e far indignare il mondo e ci stiamo riuscendo, anche l'opinione pubblica giapponese sembra stia reagendo a nostro favore. Non so quanto resteremo ancora qui. Altre due settimane almeno, forse di piu' ma ora bisogna andare avanti con il lavoro di lobbing e d'ufficio''. Intanto Caterina non molla il campo, pronta a scattare con i suoi compagni attivisti. Ma la sua esperienza, una volta a casa, non finira' mai. In lei ci saranno sempre impresse le immagini strazianti di quei bestioni inermi sotto i colpi dei boia. ''La caccia e' rimasta quella di un tempo - racconta ancora Caterina - ed e' drammatica perche' la balena non muore subito, puo' restare in agonia anche un'ora. Ne abbiamo vista una che ha sofferto anche per un'ora e venti con le carni aperte''.
Immagini che infondono ancora piu' forza a Caterina che tra le balene ha realizzato i suoi desideri da bambina. ''Avevo due sogni da sempre, da quando ero piccola - dice la skipper - uno di fare qualcosa per l'ambiente e gli animali l'altro di navigare in mezzo agli iceberg''. Ma ora non e' il momento di sognare. Per Caterina che ha lottato contro la deforestazione, che ha portato conforto alle popolazioni colpite dallo Tsunami e che ora cavalca la vita delle balene, e' arrivato il momento di ripartire: ''Devo andare, stiamo armando i gommoni''. Per i giapponesi non sara' facile.
Da Ansa.it

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