Di tutto un po',da Baglioni alla pallavolo, dal blues al cinema alla Juventus...
ROMA - Compie 60 anni domani e, nonostante qualche acciacco, tutto sommato se li porta bene. E' la 'schedina' del Totocalcio, nata Sisal, il primo gioco a pronostici italiano, che esordi' il 5 maggio 1946. Alla festa non sara' presente il 'papa' ', Massimo Della Pergola, scomparso il 12 marzo scorso. Da diversi anni non e' piu' la regina incontrastata delle domeniche, detronizzata dai tanti concorrenti venuti dopo, ma un posto nella storia del costume italiano se' l'era gia' guadagnato. Nato a Trieste nel 1912, giornalista alla Gazzetta dello Sport, Della Pergola concepisce la geniale idea mentre e' il prigioniero n. 21915 in un campo di lavoro in Svizzera, dove era stato deportato nel '38 a causa delle persecuzioni contro gli ebrei. A guerra finita la presenta a Giulio Onesti, allora commissario liquidatore del Coni, e nel settembre 1945 - con i colleghi Fabio Jegher e Geo Molo - fonda la 'Sport Italia Societa' A (responsabilita') Limitata'. Si parte con 30 lire a colonna e la Sisal diventa in breve un veicolo per realizzare sogni, grandi e piccoli: gia' nel '48 un concorso colleziono' 290 mila vincenti. Ma il primo a cambiar vita per davvero e' Pietro Aleotti, da Treviso. Nella primavera del 1947 vince 64 milioni. E nel '49 il signor Giovanni Mannu - con la colonna ormai consolidata a 13 pronostici - incasso' 77 milioni. Dopo 94 concorsi, nell'estate 1948, il Coni assumera' per decreto legge la gestione diretta del gioco. Nasce il Totocalcio e per pagare la trasferta olimpica di Londra la colonna sale a 50 lire. A superare il tetto delle nove cifre ecco Luigi Piacenza e Renzo Pinferri di Prato: il 25 ottobre 1953 incassarono 104 milioni. Anche loro, come Mannu, furono travolti dall'improvvisa ricchezza, soffocati dall'abbraccio di amici e parenti. Perche' dietro le favole della schedina si sono nascoste pure tragiche realta'. Come quella dell' 'anonimo' che nel 1977 supero' il muro del miliardo: provo' a inventarsi imprenditore, falli' e qualche anno dopo, pieno di debiti, mori' travolto da un treno che stava cercando di prendere in corsa. E' cosi', anche per scaramanzia, che dagli anni '60 i vincitori sono sistematicamente anonimi e aggirano l'obbligo di pagamento nominale della vincita affidandone la riscossione ad avvocati, notai e banche. Nel 2003 si abbandona il 13 per passare al 14. La sostanza resta immutata, ma per chi a quel gioco curioso costruito sulle combinazioni di 1, X e 2 ha sempre abbinato il traguardo del 13, qualcosa cambiera' per sempre. |
(da Ansa.it)

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